Mar 28, 2023
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La tettonica a placche

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Vediamo insieme in cosa consiste la teoria che da secoli permette all’uomo di spiegare molti dei fenomeni che riguardano il nostro pianeta. La tettonica a placche è infatti il principio dal quale possiamo trarre informazioni importanti per capire la nascita di terremoti, vulcani e orogenesi.

La teoria della tettonica a placche

Di base questa teoria vede protagonista la porzione superficiale del nostro pianeta definita litosfera. Secondo la tettonica a placche infatti la litosfera sarebbe suddivisa in placche denominate anche zolle.

Le zolle non sono altro che grandi proporzioni di crosta terrestre che hanno la capacità di muoversi continuamente le une accanto alle altre. In pratica la crosta è una piccola parte del mantello superiore del nostro pianeta sono strutturati come un grande puzzle di terreni che si spostano.

la tettonica a placche

Come nascono vulcani e terremoti? Lo scoprirete leggendo il nostro articolo

Oltre alle placche principali ce ne sono alcune più piccole dette micro placche. Nel corso del XX secolo lo scienziato e geologo Alfred Wegener iniziò a lavorare a questa teoria basandosi sull’idea che il calore proveniente dall’interno del pianeta terra permettesse alle placche terrestri di muoversi.

Anche se ci sono molte alternative all’idea di Wegener, questa è la teoria principale che è riuscita nei secoli a far convergere molti fenomeni sconosciuti. L’esempio maggiore è quello dei terremoti o della nascita e attività dei vulcani. Anche l’orogenesi o l’espansione degli oceani per un lungo periodo sono stati fenomeni per l’uomo senza senso, dettati dalla volontà di un ente superiore.

Come funziona?

In pratica grazie alla teoria di Wegener si è riusciti a dare un senso scientifico a molti fenomeni considerati soprannaturali. Ma in cosa consiste la tettonica a placche definita dal noto geologo?

In pratica, la crosta terrestre trovandosi attaccata in parte al mantello superiore del pianeta terra si comporta per certi aspetti in maniera fragile. Questo significa che tutto ciò che c’è sopra la crosta tende a spezzarsi o a piegarsi se sottoposta a sforzi. Questa porzione del pianeta terra – la litosfera – è soggetta ai movimenti che provengono dal nucleo del pianeta dove si manifestano reazioni chimiche e fisiche legate al calore.

la tettonica a placche

Cosa nasce dai movimenti sottostanti il mantello terrestre? Spesso nascono i vulcani

Ma come ha fatto Wegener a capire come funzionavano questi movimenti? Tutto è nato negli anni ’30 quando lo scienziato si ritrovò a leggere sul giornale di alcuni fossili ritrovati in Africa e Sudamerica. L’uomo pensò che questi ritrovamenti fossero dovuti al fatto che un tempo i due continenti oggi separati dall’oceano fossero una volta uniti l’uno all’altro.

Dopo Wegener arriva Holmes

Nonostante il noto geologo lavorasse notte e giorno alla sua teoria, si arrivò a schematizzare la tettonica a placche solo nel 1960. Infatti ci fu bisogno dell’intervento di un altro geologo molto conosciuto – Arthur Holmes – che inizio a parlare di moti convettivi.

Questi moti sono i movimenti del mantello causati da differenze di temperatura. Grazie al lavoro di Wegener e Holmes negli anni 60 si riuscì ad arrivare alla teoria dell’espansione degli oceani che identificava la presenza di vulcani sottomarini nel bel mezzo dell’oceano.

Tali vulcani vengono definiti dorsali medio oceaniche e producono costantemente nuova crosta terrestre mentre quella più vecchia viene riassorbita dal mantello attraverso un processo denominato subduzione.

La tettonica a placche e i margini convergenti

Sinora abbiamo parlato di margini di placca. Ovvero, abbiamo parlato di quelle parti della crosta terrestre che danno vita a terremoti, vulcani, montagne. I margini di placca possono essere divisi in tre tipologie.

Primi di cui vogliamo parlarvi sono i margini convergenti. Si definiscono in questo modo tutte quelle aree del globo dove due placche tettoniche si scontrano tra di loro. Di solito si tratta di una placca continentale che va a scontrarsi con una placca oceanica. In questi casi si verifica l’ormai noto fenomeno della subduzione.

la tettonica a placche

Ci sono 3 tipologie di margini di placca. Ecco come nascono le depressioni e le faglie terrestri.

In pratica, quando vi è lo scontro tra le due placche, quella più densa tenderà a scivolare sotto a quella meno densa. Mentre la placca più pesante va verso il basso tende a riscaldarsi al punto di creare una fusione parziale con la placca che va sopra di lei. Spesso da questo fenomeno nascono i vulcani.

Margini divergenti e trascorrenti

Gli altri due tipi di margini di placca sono i margini divergenti e i margini trascorrenti. Nella teoria delle tettonica placche i primi vengono definiti come le zone dove due placche si allontanano tra di loro.

Nel momento in cui le due placche divergono può generarsi nuova crosta terrestre O una depressione nel terreno di dimensioni ingenti (un esempio è la Rift Valley africana).

I margini trascorrenti invece si formano quando due placche si incontrano ma scorrono orizzontalmente l’una accanto all’altra. In pratica i bordi delle placche per natura il regolari vanno ad incastrarsi tra di loro come due pezzi di un puzzle. In questo caso possono nascere i fenomeni perché durante lo scorrimento viene ad accumularsi un’energia tale che viene poi sprigionata sottoforma di tensione o vibrazione.

Spesso da questo tipo di fenomeno nascono le faglie. La più famosa è quella di San Andreas che crea spesso ingenti terremoti, quello più famoso a livello storico e quello del 1906 che a quasi completamente raso al suolo la città di San Francisco.

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Scienza

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